Le emozioni...come impariamo a riconoscerle?
- Beatrice Parizzi
- 19 gen 2020
- Tempo di lettura: 3 min

Come potremmo anche solo immaginare la nostra vita senza emozioni? Ne perderebbe l’essenza, proprio perché le emozioni danno il colore, il sapore, il gusto, il di più alla nostra esistenza (S.G.). Come dice questa citazione, le emozioni sono fondamentali nella nostra vita; danno un senso a ciò che facciamo e a ciò che capita nella nostra vita. Ma che cos’è un’emozione? L’emozione può essere definita come uno stato psicofisico, legato a stimoli specifici e che ha una durata limitata del tempo (G. Perna, 2004). Si distinguono dai sentimenti, che sono meno intensi, più duraturi e maggiormente connessi alla sfera cognitiva, perché l’emozione è un’esperienza interna immediata, connessa a delle sensazioni fisiche. Sono molto importanti perché sono un segnale dello stato del nostro organismo e del rapporto tra noi e l’ambiente, oltre che una guida per il nostro
comportamento. La principale via di comunicazione delle emozioni è data dai comportamenti non verbali: sguardo, tono di voce, espressione del volto, gestualità e movimenti del corpo (Gray, 2004). Senza neppure rendercene conto, nelle nostre relazioni ci lasciamo guidare continuamente da queste sottili forme di comunicazione. Alcune emozioni sono dette fondamentali o primarie e sono quelle che tutti i popoli al mondo esprimono in modo universale; le sei emozioni di base individuate da Paul Ekman (1969) sono: gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto, sorpresa. Tutte le altre emozioni vengono definite secondarie o sociali, maggiormente influenzate dalla ragione e dalla cultura. Sono ad esempio l’imbarazzo, la vergogna, la gelosia, l’orgoglio, il senso di colpa. Si potrebbe inoltre aggiungere che le emozioni primarie sono quelle esperienze emotive che è impossibile non provare (Gray, 2004). Nella nostra vita di tutti i giorni sentiamo spesso definire alcune emozioni come positive (come la felicità) e altre negative (come la rabbia o la tristezza) ma questa distinzione è fuorviante perché può indurre a pensare che è bene provare alcune emozioni ed evitarne delle altre. Alcune emozioni procurano una sensazione piacevole più o meno intensa; altre, invece, procurano una sensazione spiacevole: eppure ciascuna emozione, piacevole o spiacevole, ha la sua ragion d’essere, svolge la sua funzione, indipendentemente dalla qualità della sensazione fisica che noi proviamo. Ma dove impariamo noi a sentire, riconoscere ed esprimere un’emozione? La famiglia è il contesto principale in cui noi apprendiamo gli insegnamenti riguardanti la nostra vita emotiva; è il luogo in cui il bambino fa esperienza delle sue emozioni e, attraverso il rispecchiamento di ciò che lui prova da parte di una figura di riferimento, inizia ad imparare l’alfabeto delle emozioni. La risposta della madre ai bisogni emotivi espressi dal suo bambino ha un enorme valore perché gli consente di iniziare a comprendere quello che sente e che ancora non riconosce. La capacità dei genitori di sintonizzarsi con quello che prova il loro bambino è fondamentale per permettergli di sviluppare quella che viene definita la competenza emotiva (Steiner, 1997). Con questo termine si intende la capacità di comprendere le proprie emozioni, quella di ascoltare gli altri immedesimandosi nelle loro emozioni e, infine, quella di esprimere le emozioni in modo produttivo (Steiner, 1997). Queste abilità vengono apprese all’interno del contesto famigliare attraverso il riconoscimento e l’accettazione di tutte le emozioni. È proprio grazie all’aiuto di mamma e papà, che riconoscono e danno un nome alle sue emozioni, che il bambino impara a conoscerle, ad accettarle e a non aver paura di mostrarle.