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Il lavoro dello psicologo...quanti pregiudizi!

  • Beatrice Parizzi
  • 10 nov 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Ecco un post sui primi 5 pregiudizi che riguardano la figura e il lavoro dello psicologo. Da chi pensa che siamo dei mentalisti a chi pensa che ci basta uno sguardo o due parole per capire chi sono gli altri, diffondere la cultura psicologica e le fondamenta del lavoro dello psicologo è una lotta continua. Spero, con questo primo post di fare un pò di chiarezza.

CHI VA DALLO PSICOLOGO E’ MATTO

Questo è uno dei pregiudizi più diffusi…e anche più sbagliati. Mi è capitato molto spesso nella vita di sentire persone che si vergognavano a dire che andavano da uno psicologo per paura di “essere considerati dei pazzi”. In realtà, la grande maggioranza delle persone che si rivolge ad uno psicologo è assolutamente normale e per nulla “psichiatrica”. È solo una persona che sta affrontando dei periodi di difficoltà e sofferenza che non riesce a gestire da sola, e ha deciso di fare qualcosa per se stesso. La patologia psichiatrica esiste, causa ed è causata da un’enorme sofferenza psichica dovuta dall’interconnessione di differenti fattori ed è area di competenza, in primo luogo, dello psichiatra: dopo una diagnosi e la stabilizzazione, per quanto possibile, della situazione con i farmaci è possibile un percorso terapeutico. Quindi si, anche la patologia è area di competenza dello psicologo ma la maggior parte dei pazienti di uno psicologo non ha una patologia psichiatrica: sono persone che vogliono stare meglio, che vogliono compiere un viaggio conoscitivo dentro se stesso, che vogliono essere sostenuti in un momento di difficoltà emotiva e che vogliono uscirne cresciuti e fortificati.

CHI VA DALLO PSICOLOGO E’ DEBOLE E NON SA CAVARSELA DA SOLO

Nella cultura di oggi, del “sono forte io, faccio tutto da solo” ammettere di aver bisogno di aiuto è una sconfitta. In realtà, è proprio il riconoscere di non poter fare tutto da soli la più grande dimostrazione di forza. Accettare, infatti, di aver bisogno di aiuto non significa essere deboli, ma significa semplicemente riconoscere i propri limiti personali e assumersi la responsabilità del proprio benessere.

LO PSICOLOGO MANIPOLA LA MIA MENTE

Io, psicologa, non ho poteri magici, non uso bacchette o sostanze strane…per cui non ho nessuna possibilità o potere strano per poter manipolare la mente delle persone…magari potessi farlo! Scherzi a parte, lo psicologo è un professionista iscritto all’Ordine, con un codice deontologico da seguire, con una propria sensibilità e con un enorme rispetto nei confronti delle persone che si rivolgono a lui. Quindi è obbligato a rispettare le credenze, le opinioni e l’autonomia dei suoi pazienti. Non impone il suo sistema di valori all’utente e non esercita in maniera inappropriata la sua influenza. (art. 2 e 4 C.D.P) Al contrario, lo psicologo aiutata l’utente a capirsi e a conoscersi meglio, diventando paradossalmente, meno “manipolabile” perché più consapevole e sicuro di se stesso.

IO SONO COME SONO E NON POSSO CAMBIARE

La frase “io sono come sono e non posso cambiare” è una difesa rispetto alla paura…del cambiamento, dello scoprire nuove possibilità, del lasciar andare ciò che non fa più bene. Il nuovo fa paura e spaventa, quindi paradossalmente si preferisce rimanere in una situazione che non fa stare bene ma che si conosce perché è rassicurante. Andare da uno psicologo permette di accettare queste paure, di capire la loro origine e di trovare nuovi strumenti per poter attuare il cambiamento che tanto spaventa. Permette di assumersi la responsabilità delle propria vita e anche della propria felicità.

NESSUNO PUO’ CAPIRE IL MIO DOLORE

Molte persone non credono di poter essere comprese nelle loro difficoltà emotive perché “nessuno le ha vissute”. È molto diffuso il pregiudizio secondo cui il dolore e la sofferenza possono essere comprese solo da chi le ha vissute ma questo è impossibile: ci sono esperienze simili ma il vissuto è unico e personale. È sicuramente fondamentale cercare di comprendere il più possibile la situazione problematica vissuta dal paziente ma ciò che è essenziale in psicoterapia è l’empatia, la capacità del terapeuta di mettersi nei panni del paziente: questo è l’ingrediente fondamentale di una buona terapia, permette la creazione dell’alleanza terapeutica e il raggiungimento di un obiettivo comune.


 
 
 
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